Dietro le quinte di un nuovo vigneto

Behind the scenes of a new vineyard

*English version at the end of the Italian text

Tempo di lettura / reading time : 4 min

Lunghi tempi e tante operazioni preliminari si svolgono in ciò che nell’insieme indichiamo come ‘impianto di un nuovo vigneto’. Tra i diversi ed estremamente importanti momenti di lavoro coinvolti, uno più di tutti ne sintetizza il senso e cela le più profonde emozioni che noi, viticoltori partecipi in prima linea, viviamo: la ‘messa a dimora di nuove barbatelle’, evento che ci ha visti impegnati nelle scorse settimane.

Il nuovo vigneto va innanzitutto pensato e concepito, papà Tommaso è prima di ogni altra cosa un contadino esperto ed illuminato, e ci insegna a comprendere cosa-piantare-dove e perché. Stiamo portando avanti, nel corso degli anni, cloni altamente selezionati e vocati sulle nostre terre di mare a produzioni di qualità, peculiare e territoriale. Esaminiamo pochi ma fondamentali aspetti cercando di interpretare la naturale inclinazione e potenzialità di ogni particella (‘in cielo’ ed ‘in terra’, anche poche centinaia di metri possono mostrare differenze tutt’altro che trascurabili). Nel far ciò, ci affidiamo prima di tutto alla nostra esperienza: vivere la stessa terra per decenni e generazioni rappresenta una ricchezza autentica, intrisa di magia; tra una valutazione e l’altra spendiamo giorni a percorrere le nostre terre, vedere papà fermarsi all’improvviso ed affermare con ferma convinzione “Ah, questa è terra da Montepulciano” è sempre una vibrante emozione. Constatare qualche anno più tardi che non si sbagliava affatto, sentirlo nel bicchiere anni dopo ancora, è la consacrazione della sua incontrastabile vocazione a questa vita, a queste viti, a questo territorio.

Si susseguono settimane di fermento lavorativo e la nostra ‘Famiglia a lavoro’ si allarga. L’estate precedente l’impianto, il terreno deve essere preparato ed il nostro minuzioso metodo richiede più persone e più lavoro sul campo, quindi inevitabilmente più tempo rispetto alle moderne lavorazioni (veloci e con minimo intervento umano) ma una buona preparazione è cruciale per garantire ottimale radicamento e longevità alle future piante. Il terreno poi riposa, e viene opportunamente livellato con interventi autunnali che ne modulano anche la porosità: in tal modo le piogge invernali saranno ottimamente assorbite e costituiranno una preziosa risorsa idrica naturale per le barbatelle. Si procederà quindi alla tracciatura del vigneto, ovvero all’individuazione della densità e del tipo di impianto, segnando con delle canne di bambù le distanze tra le future viti e tra le file (altro passaggio che richiede un grande esperienza pratica). Tutti i nostri vigneti continuano a conservare i tradizionali impianti a pergola Abruzzese: sebbene richiedano interventi esclusivamente manuali (Tommaso non ha mai ceduto alla diffusa conversione in filari, meccanizzabili), si confermano come la migliore forma di allevamento per produzioni di eccelsa qualità nella nostra zona. Vengono poi interrati i principali elementi di sostegno perimetrali e, solo quando le condizioni climatiche lo consentono, si procede alla messa a dimora delle piantine nel suolo.

Le barbatelle vengono piantate una ad una, fila dopo fila fino a completare tutto il vigneto rigorosamente a mano, in un gesto che racchiude tutta la magia di dare l’impulso ad una nuova vita. Un tempo lento ma scandito, entro il quale si realizza il primo incontro tra le nuove viti e una nuova terra, tra le nuove viti e le nostre mani a sancire l’inizio di una nuova lunga avventura. Il sole che vediamo sorgere sul nostro mare nelle fredde mattine da’ avvio ai lavori, ed il suo tramontare dietro la Majella ci avverte che è ora di rientrare. Gli uomini piantano, le donne trasportano e distribuiscono le barbatelle; il lavoro procede in modo continuo, ma ci da’ modo di osservare e fissare i colori, i profumi, le direzioni del vento, i dettagli nelle trame del nuovo terreno, la biodiversità della florida vegetazione spontanea e perfino di sorridere di fronte alle tante coccinelle incontrate. Entro i confini di questo vivido quadretto agreste, nell’andirivieni tra un fascio di barbatelle e l’altro, mentre la delicata brezza marina accarezza il viso, il motivo di una canzone scompiglia i pensieri “Chissà, chissà, domani su che cosa metteremo le mani…

English version

Long times and many preliminary operations take place in what we collectively refer to as the ‘planting of a new vineyard’. Among the various and extremely important moments of work involved, one more than all summarises the meaning and conceals the deepest emotions that we, as winegrowers involved in the front line, experience: the ‘planting of new barbatella‘, an event that has seen us engaged in recent weeks. *barbatella=small newborn vine
The new vineyard must first of all be thought of and conceived. Papa Tommaso is above all an expert and enlightened farmer, and he teaches us to understand what to plant-where and why. Over the years, we have been carrying out highly selected clones that are suited on our land to quality, peculiar and territorial productions. We examine a few but fundamental aspects, trying to interpret the natural inclination and potential of each plot (‘in the sky’ and ‘on the ground’, even a few hundred metres can show differences that are anything but negligible). In doing so, we rely first and foremost on our experience: living on the same land for decades and generations is an authentic richness, imbued with magic; between one assessment and another we spend days travelling through our lands, seeing dad suddenly stop and firmly affirm “Ah, this is Montepulciano land” is always a vibrant emotion. To realise a few years later that he was not wrong at all, to feel it in the glass years later, is the consecration of his unquestionable vocation to this life, to these vines, to this land.

Weeks of working ferment followed and our ‘Family at work’ grew. The summer before planting, the soil must be prepared and our meticulous method requires more people and more work in the field, and therefore inevitably more time, compared to modern tillage (fast and with minimal human intervention) but good preparation is crucial to ensure the future plants take root and longevity. The soil then rests and is suitably levelled out with autumnal operations that also modulate its porosity: in this way the winter rains will be optimally absorbed and will constitute a precious natural water resource for the newborn vines. The vineyard is then traced: the density and type of implanting is identified, and the distances between the future vines and between the rows are marked (another step that requires a great deal of practical experience), using typical short cutted bamboo canes taken from some of our lands. All our vineyards continue to maintain from many decades the traditional Abruzzo pergola system (leaves developing up, covering top of the soil): although they require exclusively manual intervention (Tommaso has never succumbed to the widespread conversion into rows, which can be mechanised), they are still te best viineyard’s structure for excellent quality production in our area. The main perimeter support elements are then buried and, only when climatic conditions permit, we go planting the new vines (barbatelle).

The barbatelle are planted one by one, row by row, until the entire vineyard is completed by hand, in a gesture that encapsulates all the magic of giving the impetus for new life. A slow but rythmic time, within which the first meeting between the new vines and a new land takes place, between the new vines and our hands to sanction the beginning of a new long adventure. The sun we see rising over our sea on cold mornings says it’s time to start working, and its setting behind the Majella mountain warns us that it’s time to go back home. The men plant, the women transport and distribute the new vines; the work proceeds continuously, but gives us the opportunity to observe and fix the colours, the scents, the directions of the wind, the details in the texture of the new soil, the wonderful biodiversity of the flourishing spontaneous vegetation and even to smile at the many ladybirds we meet. Within the confines of this vivid rural picture, in the comings-and-goings between one bundle of vines and another, while the gentle sea breeze caresses the face, the tune of a song disrupts the thoughts: “Who knows, who knows, what we will get our hands on tomorrow…” (Song title: Futura, Artist: Lucio Dalla).


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.